I segnali da leggere prima di decidere, la procedura di sostituzione passo per passo e le voci di spesa da confrontare davvero.
Nessuno cambia l’erogatore dell’acqua perché gli è venuta l’idea un lunedì mattina. Si cambia quando qualcosa smette di funzionare: un guasto di troppo, un contratto che si rinnova a condizioni peggiori, un piano che si è riempito di persone e adesso ha la coda davanti al dispenser alle undici. Oppure, semplicemente, perché sollevare boccioni da diciotto litri è diventato un lavoro che nessuno vuole più fare.
La sostituzione, però, spaventa più del necessario. Le domande sono sempre le stesse: quanto tempo resta scoperto l’ufficio, chi si porta via il vecchio apparecchio, servono lavori sull’impianto, quali obblighi si spostano sul nuovo fornitore. Sono domande legittime e hanno risposte precise. In questa guida le mettiamo in fila, dal primo segnale fino al collaudo.
I segnali che dicono che l’erogatore ha fatto il suo tempo
Un apparecchio non smette di funzionare da un giorno all’altro. Manda avvisaglie, e riconoscerle in anticipo permette di programmare la sostituzione invece di subirla nel mezzo di una settimana piena.
- Chiamate di assistenza ravvicinate. Due o tre interventi in pochi mesi sullo stesso apparecchio raramente sono casuali: di solito indicano un componente in fondo alla sua vita utile.
- Acqua che non raggiunge più la temperatura di esercizio. Se il fresco arriva tiepido nelle ore centrali, il gruppo refrigerante fatica.
- Frizzante debole o irregolare. Bollicine che si esauriscono in pochi secondi segnalano una perdita di pressione nel circuito.
- Rumorosità aumentata. Un compressore che si sente da tre scrivanie di distanza non è più tarato come dovrebbe.
- Consumo elettrico cresciuto senza spiegazione. Vale la pena verificarlo, soprattutto sugli apparecchi installati prima del 2018.
- Coda davanti al punto di erogazione. È il segnale più banale e il più trascurato: significa che il dimensionamento non corrisponde più alle persone in sede.
Nessuno di questi elementi, da solo, impone la sostituzione. Due o tre insieme, sì.
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Cinque situazioni in cui la sostituzione conviene davvero
1. Si vuole uscire dalla gestione dei boccioni
È il caso più frequente. La logistica dei boccioni comporta ordini da ripetere, scorte da tenere, pesi da sollevare e vuoti da restituire. Il passaggio alla rete idrica azzera questa catena e trasforma il rifornimento in una manutenzione programmata due volte l’anno.
2. L’organico è cresciuto
Un apparecchio dimensionato per dieci persone che ne serve venticinque lavora sempre al limite e si guasta prima. Qui la scelta non è fra riparare e sostituire, ma fra un modello più capiente e due punti di erogazione distribuiti.
3. Sono cambiati gli spazi
Dopo un trasloco o una riorganizzazione dei piani, la posizione dell’erogatore quasi mai resta ottimale. Se il nuovo assetto prevede una cucina attrezzata, un modello sotto lavello libera completamente il piano di lavoro.
4. Serve acqua frizzante e prima non c’era
La richiesta di acqua gasata negli ambienti di lavoro è cresciuta molto e non tutti gli apparecchi installati anni fa la prevedono. Aggiungere il circuito a un modello che non lo ha di serie non è quasi mai conveniente rispetto alla sostituzione.
5. Il contratto è in scadenza
La scadenza è il momento in cui si ha il massimo margine di manovra, senza penali né sovrapposizioni. Chi arriva a ridosso della data si trova quasi sempre a rinnovare per inerzia.
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Prima di decidere: il censimento dei consumi
Prima di guardare i cataloghi conviene dedicare mezz’ora a raccogliere quattro dati. Sono gli stessi che chiediamo in fase di sopralluogo e determinano quasi da soli la configurazione finale.
- Persone effettivamente presenti in sede in un giorno feriale medio, non l’organico su carta.
- Litri erogati in un mese, leggibili dal contalitri dell’apparecchio o stimabili dai boccioni consumati.
- Distribuzione delle pause: se si concentrano in due fasce serve capacità istantanea, se sono diluite conta di più l’autonomia complessiva.
- Tipi d’acqua richiesti: fredda liscia, ambiente, frizzante, calda. Ogni funzione in più incide sull’ingombro e sull’assorbimento elettrico.
Con questi numeri il confronto fra i modelli diventa un’operazione rapida. Senza, si finisce quasi sempre per scegliere l’apparecchio più grande disponibile, che costa di più e lavora al di sotto delle sue possibilità.
Rete idrica o boccione: la scelta che pesa di più
È il vero bivio, e va affrontato prima di ogni altra considerazione perché condiziona tutto il resto: ingombri, costi ricorrenti, gestione interna.
La rete idrica richiede un attacco all’acqua fredda e una presa elettrica. In cambio elimina ordini, scorte e movimentazione. L’acqua viene trattata al momento dell’erogazione e il rifornimento non si esaurisce mai. È la soluzione che consigliamo nella grande maggioranza dei casi aziendali.
Il boccione resta la risposta giusta dove l’allacciamento non è proponibile: magazzini senza impianto idrico nelle vicinanze, cantieri, uffici temporanei, aree in cui i lavori murari non sono autorizzati. I modelli a boccione per aziende funzionano con la sola presa elettrica e utilizzano contenitori da 18 litri di acqua oligominerale.
Abbiamo messo a confronto le due soluzioni voce per voce nella nostra guida al confronto fra dispenser a boccione e collegamento alla rete idrica, che è il punto di partenza più utile se la questione è ancora aperta.
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Microfiltrazione, osmosi inversa, ultrafiltrazione
Il secondo bivio riguarda il trattamento. Le tre tecnologie non sono in concorrenza fra loro: rispondono a esigenze diverse e la scelta dipende dalle caratteristiche dell’acqua di rete in quella zona.
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Tecnologia |
Che cosa fa |
Quando ha senso |
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Microfiltrazione |
Trattiene particelle in sospensione e migliora gusto e odore mantenendo i sali minerali. |
Acqua di rete già buona, dove serve soprattutto affinare il sapore. |
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Osmosi inversa |
Riduce in modo marcato la componente disciolta e restituisce un’acqua leggera. |
Reti con acqua molto dura o dal gusto marcato, oppure quando si cerca un profilo neutro. |
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Ultrafiltrazione |
Agisce su una soglia intermedia, con una barriera fisica più fine della microfiltrazione. |
Situazioni in cui serve un livello di trattamento superiore senza demineralizzare. |
Sui modelli di gamma alta le tre tecnologie convivono nello stesso apparecchio. È il caso di QUICK-IN, che lavora sotto lavello fino a tre metri dal rubinetto e integra la vaschetta raccogli-condensa, e di OSMO RIVER, che eroga esclusivamente acqua osmotizzata con una capacità di raffreddamento di 60 litri l’ora. Se volete un quadro più esteso, il nostro approfondimento su osmosi inversa e microfiltrazione a confronto spiega come si arriva alla decisione partendo dall’analisi dell’acqua di rete.
Come avviene la sostituzione, passo per passo
La procedura è collaudata e si svolge sempre nello stesso ordine. Sapere in anticipo che cosa succede aiuta a fissare l’appuntamento nel momento meno critico della settimana.
- Sopralluogo tecnico. Si verificano attacchi idrici, prese elettriche, spazi disponibili e percorsi. Da qui esce la configurazione definitiva e il preventivo.
- Definizione dell’accordo. Si stabiliscono numero di apparecchi, formula di fornitura, cadenza delle manutenzioni e condizioni di assistenza.
- Smontaggio del vecchio apparecchio. Chiusura dell’alimentazione, svuotamento del circuito, rimozione. Il ritiro si concorda in base alla proprietà dell’apparecchio.
- Allacciamento del nuovo. Collegamento alla rete con rubinetto di intercettazione, riduttore di pressione dove la pressione supera i 3 bar, posa della raccorderia.
- Collaudo. Prova di erogazione su tutte le funzioni, verifica delle temperature, controllo delle tenute.
- Sanificazione iniziale e consegna. Si igienizzano le parti a contatto, si registra l’intervento e si lascia la documentazione.
Tutte le fasi sono seguite da personale tecnico interno. Il nostro supporto tecnico dedicato prevede l’intervento entro quattro ore dalla chiamata, la sostituzione programmata dei filtri e la sanificazione periodica documentata.
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Tempi di intervento e interruzioni del servizio
La preoccupazione ricorrente riguarda il tempo in cui l’ufficio resta senza acqua. In pratica il disagio è minimo.
Su un singolo punto di erogazione, con l’attacco idrico già presente, l’intervento si esaurisce in poche ore: smontaggio, allacciamento, collaudo e sanificazione. Quando l’allacciamento va predisposto da zero occorre una mezza giornata, perché entra in gioco la posa della raccorderia.
Nelle sedi con più punti l’intervento si organizza per aree: si sostituiscono prima i piani alti e poi quelli bassi, oppure un reparto alla volta, in modo che ci sia sempre un punto attivo raggiungibile a piedi. Nelle installazioni sotto lavello i lavori restano confinati nel mobile e non interferiscono con le postazioni: i modelli della gamma sopra banco per aziende e quelli sottolavello si installano senza opere murarie.
Le voci di costo da mettere a confronto
Confrontare due preventivi guardando solo il canone mensile porta quasi sempre a una sorpresa. Le voci da verificare sono sei.
- Installazione e allacciamento: compresi o fatturati a parte, e con quale eventuale limite di metratura.
- Filtri: numero di sostituzioni annue comprese e costo delle sostituzioni aggiuntive.
- Sanificazione: cadenza, tipo di intervento e rilascio della documentazione.
- Assistenza: tempi di intervento garantiti e trattamento delle chiamate fuori contratto.
- Anidride carbonica: costo delle bombole e modalità di ricarica, se è previsto il frizzante.
- Sostituzione dell’apparecchio in caso di guasto bloccante: compresa o soggetta a condizioni.
Come riferimento sul listino pubblico, ACQUALITY nella versione freddo e ambiente è proposto a 45 euro al mese, mentre la versione con acqua gasata è a 55 euro al mese: prezzi al netto dell’IVA e soggetti a verifica del listino vigente. Il contratto triennale comprende sostituzione semestrale del filtro, sanificazione totale, assistenza entro quattro ore e sostituzione del dispenser in caso di guasto bloccante. Per gli altri modelli la quotazione si definisce in sede di preventivo, perché dipende dal numero di punti e dalla configurazione richiesta.
Se cercate soluzioni con maggiore capacità di erogazione, la sezione dedicata agli erogatori a colonna per aziende raccoglie i modelli pensati per gli ambienti ad alto passaggio, fra cui RENTY, che serve venti persone contemporaneamente, e SLIM, che ottiene le stesse quattro erogazioni in diciannove centimetri di larghezza. Dove lo spazio è minimo, QUICK-ON lavora sul piano di lavoro con il riempimento automatico che si arresta al livello corretto.
Gli obblighi che restano in capo all’azienda
Cambiare fornitore non azzera gli adempimenti: li riporta al punto di partenza sul nuovo apparecchio. Tre aspetti meritano attenzione al momento del passaggio.
La comunicazione all’ASL. Ogni nuova installazione va segnalata all’azienda sanitaria competente secondo la prassi prevista. È un passaggio che curiamo noi in fase di posa, ma che va comunque tracciato nei documenti interni.
Le procedure di autocontrollo. La manutenzione e la sanificazione rientrano nel sistema HACCP dell’azienda e devono risultare pianificate e documentate. Con il cambio di apparecchio il registro riparte, e conviene allineare subito le cadenze con quelle degli altri interventi programmati.
La sicurezza sui luoghi di lavoro. Il D.Lgs. 81/2008 pone in capo al datore di lavoro l’obbligo di garantire acqua potabile e di mantenere le attrezzature in condizioni idonee. La verifica della copertura di responsabilità civile sui distributori e sul personale tecnico è un elemento da chiarire già nel preventivo.
Per un quadro completo delle installazioni in ambienti aperti al pubblico e nelle strutture con somministrazione, la selezione dedicata agli uffici e l’intera gamma di erogatori riportano per ciascun modello le specifiche utili alla valutazione tecnica.
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Domande frequenti
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Quanto tempo serve per sostituire un erogatore d’acqua in azienda? L’intervento su un singolo punto di erogazione si esaurisce in genere in poche ore: smontaggio dell’apparecchio esistente, allacciamento del nuovo, collaudo e sanificazione iniziale. Quando l’allacciamento alla rete idrica va predisposto da zero occorre una mezza giornata. Nelle sedi con più punti l’intervento si organizza per aree, così il servizio non si ferma mai del tutto. |
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Devo per forza rifare l’impianto per passare dal boccione alla rete idrica? No. Serve un attacco all’acqua fredda e una presa elettrica nelle vicinanze. Se l’attacco non è presente si valuta in sopralluogo il percorso più breve: i modelli sotto lavello lavorano fino a tre metri dal rubinetto, mentre SPRINT-IN arriva a sei metri in lunghezza. Dove l’allacciamento non è proponibile restano gli erogatori a boccione, che richiedono soltanto la presa elettrica. |
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Che fine fa il vecchio erogatore d’acqua? Se l’apparecchio è a noleggio viene ritirato dal fornitore uscente secondo le condizioni contrattuali. Se è di proprietà dell’azienda, il ritiro e lo smaltimento come rifiuto da apparecchiature elettriche ed elettroniche vanno concordati: è una voce da chiarire prima della firma, perché incide sui tempi dell’intervento. |
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Cambiare fornitore comporta nuovi adempimenti verso l’ASL? Ogni nuova installazione va comunicata all’ASL competente secondo la prassi prevista, e la documentazione di sanificazione riparte dal nuovo apparecchio. Acquabrio cura la comunicazione al momento dell’installazione e consegna la tracciatura degli interventi, utile per le procedure di autocontrollo HACCP. |
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Valutiamo insieme il passaggio Un sopralluogo tecnico chiarisce in poco tempo se conviene sostituire, quanti punti di erogazione servono e con quale formula. Operiamo nelle province di Como, Milano, Lecco, Varese e Monza Brianza dal 2006. → Richiedi un preventivo gratuito Telefono +39 031 525030 E-mail info@acquabrio.it |



